Eritrea: una situazione davvero tragica

di , 21 Maggio 2010 23:02

La situazione politico-sociale attuale in Eritrea è piuttosto complessa. Dopo oltre 30 anni di guerra, dal 1991 il paese è indipendente dall’Etiopia, ma in seguito alla contesa sulla definizione dei confini ed al nuovo conflitto del 1998, la paura di perdere la tanto sofferta indipendenza ha portato ad una progressiva militarizzazione ed a forti limitazioni dei diritti civili. L’Eritrea è guidata adesso da un unico partito, il FLP, al potere dal 1993. In riferimento alla tipologia di regime alcune fonti (Nigrizia 2009), parlano addirittura di “tirannia”.

Immagine Eritrea: una situazione davvero tragicaIn Eritrea c’è una mancanza cronica di possibilità di lavoro. L’economia del paese è ferma da anni, perché gran parte della popolazione in età lavorativa è impegnata nel servizio militare (quasi il 10% della popolazione) o è fuggita dal paese. Le risorse della terra sono limitate e la situazione è aggravata dalle scarsissime piogge degli ultimi due ultimi anni. La politica autarchica del paese fa sì che sia le importazioni, sia l’arrivo di aiuti umanitari siano fortemente limitati, la rigidità del governo locale è aumentata in seguito alle recenti sanzioni imposte dell’ONU; il regime è accusato di appoggiare i ribelli Somali legati ad Al Qaeda.

L’impressione che ho avuto durante il mio ultimo viaggio in Eritrea a Maggio 2010 è che la popolazione sia generalmente molto stanca, poiché ormai da decenni non ci sono risorse sufficienti per sopravvivere. Riesce ad andare avanti solo chi ha i parenti all’estero e può quindi ricevere un aiuto dall’esterno.

Tutti i giovani vogliono scappare, molti l’hanno già fatto. Nella sola Khartoum, capitale del vicino Sudan, si contano adesso oltre 300.000 eritrei, un numero enorme se si pensa che l’Eritrea conta in tutto circa 4 milioni di abitanti.
Aumenta la disperazione della gente: numerosi arrivano dalle campagne ad Asmara per fare accattonaggio, anche se ciò è profondamente contro l’indole orgogliosa del popolo eritreo.
E proprio nelle campagne si vedono le persone più povere. Mi raccontava un giovane sacerdote che è andato a celebrare la S. Messa di Pasqua in un villaggio in cui la nostra Associazione ha realizzato tempo fa un piccolo progetto, che ha trovato tutti molto più magri, i bambini non crescono come dovrebbero perché sono malnutriti, gli anziani sembrano ancora più vecchi. Aumentano anche i suicidi dovuti alla disperazione: solo nella settimana in cui sono stato in Eritrea mi è giunta la notizia di due diversi casi drammatici: due donne, madri di bambini piccoli, che in preda alla disperazione per non aver da dare da mangiare ai loro figli, si sono tolte la vita.

Nel corso del 2009 la FAO ha detto che se la comunità internazionale non si darà da fare, nel corno d’Africa si consumerà una catastrofe umanitaria che porterà quasi venti milioni di persone a soffrire la fame. Purtroppo nel silenzio del mondo occidentale in Eritrea si sta compiendo quanto la FAO aveva previsto: sono in forte aumento le donne che muoiono di parto per la debolezza fisica, com’è in aumento il tasso di malnutrizione dei bambini.

La Chiesa Cattolica è spesso l’unica fonte di servizi sociali per tutta la popolazione presente sul territorio. Le scuole e le cliniche sono stimate da tutti, indipendentemente dalla religione. I più poveri sono aiutati senza differenze di credo religioso. E’ perciò in forte aumento anche il numero di chi si appella ai centri della Chiesa. Ad esempio negli ultimi due mesi davanti ai cancelli dell’Eparchia di Keren (la seconda città dell’Eritrea, 90 Km ad ovest di Asmara) si affollano ogni giorno numerose donne (decine, centinaia), che in silenzio, disperate, aspettano un aiuto.

Le richieste più urgenti che ho raccolto dai nostri contatti della Chiesa locale Eritrea sono per:

  • farmaci e materiale sanitario (perché in tutto il paese non si trovano e c’è una grave carenza in tutti i centri sanitari);
  • aiuti alimentari a sostegno della popolazione;
  • latte in polvere per neonati da madri infette da HIV.

Mi auguro che chi, come me, è rimasto colpito da questa situazione, si voglia in qualche modo impegnare per sostenere questa Chiesa di frontiera che opera con coraggio a sostegno degli ultimi, dei più poveri.

LT
Gruppo Missionario Shaleku Onlus – Prato

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