Profughi eritrei in Libia: interviene la Commissione europea

di , 29 Ottobre 2010 15:33

“Ora abbiamo l’Onu, la Commissione europea e numerose organizzazioni per i diritti umani che seguono i profughi eritrei ed è impensabile un’azione di rimpatrio coatto”: è soddisfatto Roberto Malini del Gruppo EveryOne dopo aver ricevuto un’importante lettera dal Direttorato Medio Oriente e Sud del Mediterraneo della Commissione europea.

Gli oltre 200 profughi eritrei che hanno vissuto quest’estate l’inferno (il respingimento dall’Italia, la prigionia nei lager di Gheddafi, la fame, la sete, le violenze da parte della polizia libica…) vedono sfumare il pericolo più grande, quello di essere rimpatriati in Eritrea dove rischiavano di finire in altri campi di concentramento, nelle mani di altri torturatori, a subire violenze o anche a trovare la morte. Questa prospettiva agghiacciante sembra essersi allontanata definitivamente, anche grazie alla mobilitazione lanciata da Gruppo EveryOne e da NoirPink – modello Pandemonium che ha ottenuto l’attenzione prima dell’Alto Commissario Onu per i Rifugiati e ora della Commissione Europea.

“La Commissione europea ha espresso al governo libico la disponibilità ad assistere le autorità in ogni passo riguardante i diritti degli eritrei. Questo caso evidenzia come sia ormai necessario stabilire un dialogo fra Libia e Unione europea e un’effettiva collaborazione su questa delicata materia, per stabilire procedure efficaci” scrive il Direttorato Medio Oriente e Sud del Mediterraneo a Roberto Malini.

“La Commissione ha recentemente raggiunto un accordo per definire un programma formato da una serie di iniziative mirate a rendere efficace il dialogo e la cooperazione nell’area delle migrazioni. E’ un’agenda che tocca vari aspetti, come la protezione dei rifugiati, il miglioramento delle condizioni di vita nei centri di detenzione, i rimpatri volontari, la gestione dei flussi regolari e irregolari, il controllo dei confini, la cooperazione per lo sviluppo dell’Africa Subsahariana. La Commissione è convinta di poter iniziare la cooperazione per la protezione dei rifugiati nei mesi prossimi” scrive ancora il Direttorato della Commissione europea

Inutile negare il fatto che la situazione dei profughi eritrei sia ancora molto difficile: dopo essere stati liberati dai campi di prigionia ed aver ottenuto un permesso di soggiorno temporaneo, sono stati abbandonati a loro stessi in Libia, senza un soldo e senza alcun mezzo di sostentamento. E’ un punto che desta preoccupazione nella stessa Commissione, come la mancanza di garanzie che gli eritrei potranno, come pure previsto dal diritto internazionale, fare domanda di asilo politico.

La Commissione, inoltre, denuncia come le organizzazioni non governative attive nel campo dei diritti umani “non sono in grado di monitorare la situazione nei centri [di detenzione] sul territorio libico a causa della difficoltà a ottenere autorizzazioni alle visite da parte delle autorità libiche”. Con la complicità delle istituzioni italiane, la Libia, sul fronte dei diritti, rimane un’inquietante buco nero. Che, almeno questa volta, è stato trafitto dal raggio di luce che tutti insieme abbiamo acceso con le nostre lettere. La battaglia, però, è ben lontana dall’essere conclusa…

Le violazioni dei diritti delle donne che fuggono da paesi in crisi umanitaria sono purtroppo una prassi, da parte delle autorità italiane, che hanno dimenticato ormai anche il pericolo di subire abusi e il bisogno di protezione che riguardano gli individui più deboli. Contemporaneamente alla difficile campagna per i rifugiati eritrei in Libia, abbiamo inseguito con determinazione un’altro traguardo vitale: evitare la deportazione da Rieti di Saba Gdey, una donna coraggiosa che, dopo aver subito prigionia, tortura, stupri e altri trattamenti inumani nel suo paese e in Libia, ha raggiunto le coste di Lampedusa grazie a un pericoloso “viaggio della speranza”.

Con un’azione fulminea il Gruppo EveryOne e altre Ong hanno evitato l’imminente deportazione in Libia – e di lì in Eritrea – della donna. A Rieti, dove viveva, Saba è stata arrestata in base alla legge 94/2009, per il “reato di clandestinità” e il suo rimpatrio coatto era già deciso. Dietro una mozione di EveryOne, Agenzia Habeshia e alcune associazioni umanitarie di Rieti, i parlamentari radicali hanno presentato tempestivamente un’opposizione alle autorità reatine e un’interrogazione al ministro degli Esteri, salvandole la vita: per ora la pericolosa deportazione è stata scongiurata. Non bisogna però, neanche qui, allentare la vigilanza.

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