Ultimatum dei sequestratori nel Sinai

di , 6 Dicembre 2010 23:39

EMERGENZA UMANITARIA

Ultimatum dei sequestratori nel Sinai “Pagate, altrimenti vi facciamo sparire”

Da più di un mese sotto sequestro un gruppo di persone, in prevalenza eritrei, in fuga dal loro paese e uscite nel luglio scorso dalle carceri libiche. Volevano andare in Israele, pagando 2000 dollari a testa, dopo aver rinunciato a far rotta su Lampedusa per la politica dei respingimenti dell’Italia. I predoni, che li tengono incatenati e hanno ucciso già sei di loro, pretendono altri 8000 dollari

di CARLO CIAVONI

Ultimatum dei sequestratori nel Sinai "Pagate, altrimenti vi facciamo sparire"

ROMA –  “O pagate entro oggi, o vi facciamo sparire”. E’ l’ultimatum dei sequestratori che tengono in ostaggio 80 persone da oltre un mese nel deserto del Sinai egiziano, comprese donne incinte e bambini, in prevalenza eritrei. Ed è quanto ha raccontato una donna al telefono, parlando con padre Mussie Zerai, direttore dell’agenzia eritrea Habeshia. Le persone sequestrate, infatti, vengono messe in condizione di usare telefoni cellulari e satellitari per chiamare parenti e organizzazioni umanitariae, al solo scopo di chiedere i soldi – 8000 dollari a testa –  per i loro carcerieri e trafficanti di esseri umani, e poter così continuare il loro viaggio verso Israele. Oggi durante l’Angelus papa Benedetto XVI ha ricordato la loro tragedia 1, pregando per la loro liberazione.

Un incubo che dura da oltre un mese. Da più di trenta giorni è sotto sequestro questo un gruppo di circa 250 profughi eritrei, una ottantina dei quali partiti dalla Libia, dopo essere usciti, nel luglio scorso, da quegli autentici gironi infernali che sono le carceri di Gheddafi. In 80 hanno così deciso di cambiare rotta verso Israele, pagando 2000 dollari a testa, avendo dovuto rinunciare per la politica dei respingimenti dell’Italia a continuare a battere il tragitto che dalla Libia li avrebbe portarti verso la Sicilia e l’Europa. Arrivati in Egitto, nel Sinai, hanno trovato i predoni che ora li tengono incatenati, e che pretendono altri 8000 dollari ciascuno per ottenere la libertà.

Testimonianze drammatiche. Racconti di violenza subìta, da donne incinte o con bambini, privati di cibo e acqua. Continuamente picchiati, costretti a contattare i familiari che vivono in Europa per chiedere soldi e pagare il riscatto per la loro libertà. Una delle donne sequestrate ha raccontato al telefono, messo a disposizione dai sequestratori per far chiedere denaro ai parenti degli ostaggi, di come sono trattati peggio di bestie, tenuti con le catene ai piedi. “Ci danno da mangiare una pagnotta e una scatoletta di sardine ogni tre giorni, non abbiamo acqua potabile ma siamo costretti a bere acqua salata, che sta causando molti disturbi intestinali. Abbiamo 9 persone ferite gravemente dalle percosse –  prosegue la donna ascoltata da padre Zerai – bisognose di cure urgenti, perché hanno la testa fracassata, gli arti rotti”.

Prosegue il racconto. “L’altro ieri sera hanno prelevato 4 di noi che non hanno nessun parente all’estero che può pagare il riscatto, li hanno portati a prelevare un rene per venderlo e ricavare i soldi del riscatto. Ci sono state anche persone marchiate con il fuoco  –  ha aggiunto la donna – per costringerle a chiamare i famigliari e chiedere di pagare il riscatto. Ci hanno dato un  ultimatum per domenica (cioè oggi) dopo di che hanno detto che ci fanno sparire.  Facciamo appello a tutta la comunità internazionale perché intervengano per salvarci dalle mani di questi trafficanti. Non c’è un minuto da perdere, stiamo male aiutateci”.

fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2010/12/05/news/ultimatum_nel_sinai-9858163/

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