Già impegnati i fondi del 5 per Mille del 2014!

di , 3 maggio 2016 22:52

5xmille2015Vi ricordate suor Abrehet? Eccola che ci emozionava, l’anno scorso, descrivendo la drammatica situazione dei bambini denutriti, e raccontando il ruolo di Shaleku nella storia di questo bambino.

Ecco cosa ci ha scritto poco tempo fa…

La siccità che va aggravandosi ogni anno di più ci spinge a essere voce di chi non ha voce e a rivolgerci ancora a voi chiedendo la vostra comprensione e di continuare ad aiutarci con la vostra solidarietà. Grazie ai vostri generosi contributi riusciamo a combattere la mortalità infantile, e a integrare anche altri progetti, come la formazione delle giovani mamme e la distribuzione delle pecore/capre, in modo che le famiglie diventino gradualmente autosufficienti affrontando le difficoltà derivanti dalla fame con delle attività che incrementano il loro reddito.

I villaggi più colpiti sono Abo, in Dankalia, dove gestiamo l’ambulatorio e quelli vicini. L’ultima analisi ci ha dimostrato che la situazione di denutrizione di tanti bambini è diventata assai grave, per cui c’è bisogno di un intervento urgente.

Certe che i vostri cuoriaccoglieranno questa urgenza, a voi va il nostro grazie anticipato, certe che la provvidenza divina ci verrà ancora incontro tramite voi. Il nostro grazie si accompagna alle nostre preghiere affinché il Signore ripaghi ogni vostro gesto di amore.

Sr. A.Abrehet Solomon (Superiora Provinciale)

Abbiamo deciso allora di rispondere subito, impegnando i  2752 euro del 5Xmille del 2014 (aggiungendo altri fondi non vincolati, siamo arrivati a 5000 euro)

Continuate ad aiutarci con il vostro 5 per mille!

Aggiornamento (4 maggio 2016): Neanche a farlo apposta… ecco i ringraziamenti per il bonifico:

Carissimi Stefano Lenzi e amici del  Gruppo Missionario Shaleku,

innanzitutto vi porgiamo i nostri piu’ cari saluti sperando stiate tutti bene.

Abbiamo ricevuto la vostra donazione e vi ringraziamo tanto per la vostra generosita’.

Vi alleghiamo la dichiarazione della vostra donazione.

Con grande affetto

Sr.Lettekidan

 

Un’occasione imperdibile per conoscere l’Eritrea

di , 26 marzo 2015 23:13

Martedì 31 Marzo alle ore 21, in Provincia, in via Ricasoli, Suor Abrehet (la stessa che, pochi giorni fa,  avete visto in questo video), responsabile del nostro progetto “Sicurezza Alimentare“, parlerà della situazione in Eritrea, insieme a Stefano Morocutti, che da molti anni sostiene con i suoi progetti questo sfortunato paese.

Partecipate Numerosi!Vivere nelle zone aride

Sconcerto e rabbia per il naufragio a Lampedusa…

di , 5 ottobre 2013 14:33

Insieme ad altre associazioni, alla Caritas di Prato e di Firenze abbiamo pensato fosse doveroso esprimere il nostro pensiero su quanto accaduto, diffondendo questo comunicato stampa. Importante  firmare l’appello promosso da Melting Pot per aprire un canale umanitario per i rifugiati.

Di fronte a questa ennesima tragedia ci sentiamo nuovamente impreparati e disarmati. Negli anni tutti noi abbiamo lavorato e costruito delle relazioni di prossimità e di condivisione con i nostri fratelli africani, soprattutto in Eritrea, impegnandoci a rendere un po’ più dignitosa quella vita che, in qualunque parte del mondo sia, richiede rispetto e sostegno, costi quello che costi.
Crediamo fermamente che queste persone non siano morte invano, il loro grido disperato deve servire per risvegliare le nostre coscienze, vogliamo chiedere ai responsabili delle nazioni di rendere più umane le leggi che regolano il rapporto nord e sud del Mediterraneo, serve un impegno comune per rendere il Corno d’Africa vivibile e per risolvere la difficile situazione politica in Eritrea, contrastare la fame in Etiopia e far cessare la guerra in Somalia. Bisogna lavorare per prevenire le cause di cosi tanta disperazione e per far cessare il dilagante fenomeno del traffico di esseri umani.
Ogni anno, e sempre più spesso con intervalli sempre più brevi, assistiamo a queste tragedie, ma poi tutto finisce nel dimenticatoio; le mamme, le mogli, i mariti, i figli che hanno perso i loro cari in mare continuano a piangere, continuano a chiederci perché è successo tutto questo, dove è finita la solidarietà, la protezione dei profughi e rifugiati, continuamente esposti al pericolo certo della tratta.
Sentiamoci una sola famiglia, perché è questo che siamo, perché la nostra vita assume un vero senso se lo sguardo si apre intorno a noi e si accorge che non siamo soli. Un avvenimento come questo rappresenta un forte richiamo alla responsabilità che ciascuno di noi ha verso la società locale e mondiale. Chiediamo quindi con fermezza che i nostri politici a livello nazionale ed europeo agiscano in fretta, si è già perso molto tempo prezioso che avrebbe salvato molte di queste vite umane.

Per capire e riflettere il film “Mare Chiuso”

di , 5 ottobre 2013 14:16

Da Venerdì 4 ottobre a domenica 6 alle 24, sarà possibile vedere in streaming il film di Stefano Liberti, Segre, Mare Chiuso, pluripremiato documentario che racconta le storie dei respingimenti e la storica sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani.

Fame nel mondo, rapporto 2011 “Livelli di emergenza allarmanti”

di , 15 ottobre 2011 22:41
Nel documento pubblicato dall’International Food Policy Research Institute si lancia l’allarme: i 6 Paesi che nei ultimi 12 mesi hanno visto peggiorare la propria condizione, ad eccezione della Corea del Nord, tutti sono africani. Burundi, Eritrea, Ciad e Repubblica democratica del Congo alcuni dei più a rischio

L’emergenza alimentare che negli ultimi mesi ha sconvolto il Corno d’Africa potrebbe ripetersi, in un futuro neanche troppo lontano, in altri Paesi dell’Africa subsahariana come la Repubblica democratica del Congo. L’allarme arriva dal rapporto 2011 sull’Indice della fame nel mondo pubblicato dall’International Food Policy Research Institute (Ifpri).

A preoccupare, soprattutto, il fatto che in ben 26 Paesi del mondo si registrino ancora livelli di fame definiti “allarmanti”. I sei Paesi che nei ultimi dodici mesi hanno visto peggiorare la propria condizione, ad eccezione della Corea del Nord, tutti sono africani. Burundi, Eritrea, Ciad e Repubblica democratica del Congo alcuni dei più a rischio.

Ed è proprio Kinshasa a detenere la maglia nera, unica a essere passata nel giro di un anno da una situazione allarmante a una “estremamente” allarmante, con un incremento dell’indice di fame schizzato a +63%. A determinare un balzo tanto profondo, secondo il rapporto, la crescente violenza e l’instabilità politica, responsabili dell’aumento del numero di persone che soffrono la fame. Oltretutto la fotografia dell’Ifpri potrebbe essere anche più rosea della realtà, considerando che all’interno del rapporto non sono stati inseriti gli effetti della crisi dei prezzi alimentari del 2010 e del 2011 così come quelli della carestia nel Corno d’Africa.

Vero è che dal 1990 alcuni passi in avanti ci sono stati, e globalmente la fame nel mondo è diminuita. Ma non in maniera significativa e, soprattutto, tra le diverse aree del mondo restano profondissime disparità. Che la marcia verso la stabilità alimentare sia in affanno, del resto, è evidente considerando i ritardi sulla tabella di marcia degli “Obiettivi del millennio” elaborati nel 2000, che prevedono tra gli altri l’eliminazione della fame e della povertà estrema entro il 2015. Tutti i traguardi parziali sono stati disattesi, e in tempo di crisi economica dell’Europa (che riunisce alcuni dei donatori internazionali più importanti), l’obiettivo finale sembra sempre più lontano.

Come accadde nel 2008, provocando una crisi alimentare che mise in ginocchio migliaia di comunità nei Paesi in via di sviluppo i cui effetti sono ancora sotto gli occhi della comunità internazionale, siamo di nuovo di fronte all’innalzamento dei prezzi agricoli caratterizzati sempre più da una forte volatilità.

Per contrastare l’impennata dei prezzi e scongiurare effetti devastanti sulle fasce più deboli dei Paesi in via di sviluppo, l’Ifpri, propone una serie di interventi. Rinforzare i sistemi di protezione sociale, migliorare i protocolli d’intervento nelle situazioni di emergenza, creare riserve alimentari mondiali, ridurre sovvenzioni ai biocarburanti, regolamentare le attività finanziarie nei mercati alimentari e ridurre la speculazione intorno alle materie prime sono solo alcune delle necessità più stringenti. Senza considerare la necessità di investire sulle capacità di adattamento dei Paesi più a rischio ai cambiamenti climatici: secondo la Banca mondiale, infatti, solo nel biennio 2010-2011 l’aumento dei costi degli alimenti ha spinto quasi 70 milioni di persone in una situazione di povertà estrema.

Soprattutto, come vanno ripetendo da anni molte organizzazioni internazionali, sarebbe necessario puntare su un modello alimentare su piccola scala, basato sull’agricoltura locale, che permetta alle comunità più povere di garantirsi la sussistenza senza essere in balia delle continue oscillazioni di mercato. Questo e altri temi saranno, del resto, all’ordine del giorno dei lavori della prossima Giornata mondiale dell’alimentazione, in programma il prossimo 16 ottobre.

di Tiziana Guerrisi

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Emergenza Carestia Corno d’Africa

di , 31 agosto 2011 23:07

In questo momento sono oltre dodici milioni le persone che stanno subendo   le conseguenze della peggiore siccità mai avvenuta in quelle zone.
A Prato e Firenze si è mossa la Rete per Keren, un coordinamento formato da Caritas FirenzeCaritas Prato, dai gruppi missionari Shaleku, Chebì, Madonna della Fiducia, Progetto Agata Smeralda, Centro Missionario Medicinali Firenze e dalla Misericordia dell’Antella. Da anni questi enti stanno realizzando progetti a favore dell’Eritrea, uno dei paesi colpiti da questa emergenza.
Su richiesta della Caritas di Keren, che ha lanciato un appello per ricevere al più presto fondi necessari per l’acquisto di cereali destinati alle famiglie più povere, la «Rete» ha messo a disposizione 30 mila euro e invita a sostenere questa causa.
L’obiettivo è quello di consegnare ad ogni famiglia bisognosa un quintale di sorgo, dal costo di 100 euro. Per tamponare l’emergenza occorrono altre 70 mila euro.


Di seguito le coordinate bancarie per dare il proprio contributo:
Caritas Prato, via del Seminario 36; c/c bancario, Banca Popolare di Vicenza, iban IT44 Z05728 21501 490570006056.CAUSALE: EMERGENZA CORNO D’AFRICA – AIUTI A KEREN

Leggi il comunicato stampa

Scarica il poster

Onu: “Carestia in Somalia, servono 300 milioni”. Ma dall’Italia solo 800mila euro

di , 18 agosto 2011 21:46

La situazione nel Corno d’Africa è terribile, e la cosa riguarda anche l’Eritrea… anche se, se ne sente poco parlare… dal Fatto Quotidiano del 20 luglio 2011.

L’allarme, non raccolto, era stato lanciato alcune settimane dalle Ong che faticosamente, in Somalia e in altre aree del Corno d’Africa, cercano di mantenere viva una rete di solidarietà internazionale. Oxfam International, tra le altre, aveva lanciato un accorato appello alla comunità internazionale per un intervento immediato. Si sono mossi in pochi, anzi, quasi nessuno e oggi è l’Onu a dichiarare ufficialmente che in Somalia, in particolare nel sud del paese, c’è la carestia. Prosegui la lettura 'Onu: “Carestia in Somalia, servono 300 milioni”. Ma dall’Italia solo 800mila euro'»

L’odissea infinita degli ostaggi Eritrei ed Etiopi nel Sinai

di , 12 maggio 2011 22:56

Questa mattina mi hanno chiamato dal Sinai i tre gruppi di ostaggi; raccontano il loro dramma di persone tenute in condizioni di schiavitù, costrette a contattare parenti e amici chiedendo aiuto in denaro, per pagare il riscatto ai predoni che li tengono in ostaggio.

E’ da Novembre 2010 che facciamo appello alla Comunità Internazionale, in particolare alla Comunità Europea per il suo rapporto privilegiato e di vicinanza geografica con l’Egitto, Israele, Palestina, affinché chieda a questi paesi di impegnarsi con rigore nella lotta contro il traffico di esseri umani, fiorente nei territori di confine di questi paesi. In questi mesi decine di ostaggi hanno perso la vita nel Sinai per mano dei predoni, chiediamo che il Parlamento Europeo faccia pressione sui governi della regione per ottenere la liberazione di questi ostaggi e mettere la parola fine al traffico di esseri umani.
Il capobanda si fa chiamare Aba Abdella, che teneva in ostaggio un gruppo di 35 persone, 17 delle quali sono state vendute ad un altro gruppo. Aba Abdella ha due fratelli giovanissimi: uno si fa chiamare Yesuf e tiene in ostaggio 16 persone; due di queste sono morte: un eritreo di 24 anni morto 9 giorni fa, sotto tortura con delle scariche elettriche, l’altro ragazzo etiope di 27 anni, morto ieri pomeriggio verso le ore 15.00 a seguito di torture subite nei giorni precedenti. In queste ore sono in pericolo di vita altri due ragazzi. Il più giovane tra gli ostaggi è un ragazzino di 13 anni.
L’altro predone si fa chiamare Yasir: tiene in ostaggio 15 persone, tra cui due minorenni; le condizioni di detenzione sono simili: torture per costringere gli ostaggi a chiamare parenti e amici per pagare il riscatto.

L’odissea degli Eritrei

di , 1 maggio 2011 22:31

Presto il giornalista dell’Avvenire Lambruschi sarà a Prato a parlare dell’Odissea degli Eritrei nel Sinai, visto che se ne è occupato personalmente.

Qui trovate il dossier degli articoli di Avvenire sull’argomento.

Un’altra strage: morti 65 eritrei, i superstiti accusano la Nato

di , 13 aprile 2011 22:09

Abbandonati in mare per settimane. E lasciati morire di stenti al largo di Tripoli. Come nell’agosto del 2009, è successo di nuovo. Sono ancora eritrei. Stavolta i morti sono 65 e tra le navi accusate di omissione di soccorso ci sono pure i mezzi militari della Nato che incrociano al largo di Tripoli. Nessuno ha fatto niente. La denuncia è di quelle che fanno rabbrividire e arriva direttamente dagli unici superstiti dell’ultimo naufragio avvenuto di fronte alle coste libiche. Sette eritrei, che dal centro di detenzione di Twaisha a Tripoli hanno contattato la diaspora eritrea di Roma e hanno dato l’allarme tramite l’agenzia Habeshia. Il gommone era partito da Tripoli il 25 marzo con 72 passeggeri a bordo, in gran parte eritrei. L’ultima richiesta d’aiuto tramite una chiamata dal telefono satellitare risaliva al 26 marzo nel tardo pomeriggio. In quella occasione l’agenzia Habeshia girò l’allarme alla Guardia costiera di Roma che riuscì a localizzare il segnale del satellitare a circa 60 miglia a nord di Tripoli. Poi il nulla. Per giorni gli eritrei di Roma hanno sollecitato un intervento ma non è stato fatto niente. Fino al pomeriggio del 12 aprile, quando dalla Libia è arrivata la telefonata dei 7 superstiti. Raccontano della morte per stenti di 65 dei 72 passeggeri, comprese donne e bambini. Uno dopo l’altro, dopo due settimane alla deriva. E raccontano di essere stati abbandonati in mare da diverse navi militari, probabilmente quelle della Nato impegnate nelle missioni militari in Libia. E di un elicottero che – raccontano – li ha sorvolati e ha gettato loro delle bottiglie d’acqua, senza però dare l’allarme. Visto che si sono salvati soltanto raggiungendo la costa libica trasportati dalle correnti marine, per poi essere arrestati.
Per l’ennesima volta non è il mare ad uccidere. Ma le omissioni di soccorso dei mezzi militari di fronte alle coste libiche. E adesso la Nato faccia chiarezza. Noi quando abbiamo percorso la rotta Malta Misratah due settimane fa su un peschereccio libicocarico di aiuti umanitari, siamo stati fermati tre volte dalle navi della coalizione militare. Possibile che le barche dirette a Lampedusa siano divenute trasparenti ai loro radar?

http://fortresseurope.blogspot.com/2011/04/i-sette-superstiti.html

Gruppo Missionario Shaleku - via di Gherardo, 16 Prato

per eventuali donazioni: BANCA POPOLARE ETICA - Filiale di Firenze -EU IBAN: IT45 G050 1802 8000 0000 0120 997