Tag articolo: politica

L’Eritrea rientra a far parte dell’Unione Africana

di , 12 Febbraio 2011 17:49

L’Eritrea torna a far parte pienamente dell’Unione africana (Ua) dopo anni di assenza. E’ stato il presidente dell’organismo, il gabonese di origine cinese Jean Ping, a ricevere le credenziali dell’ambasciatore eritreo Girma Tesfay e a dargli il benvenuto a nome dell’intero continente. “Il ritorno di Asmara nel seno dell’Unione africana”, ha detto il diplomatico, “e’ stata la mia priorita’ sin da quando tre anni fa sono stato eletto presidente e sono sicuro che l’Eritrea esercitera’ un ruolo significativo per lo sviluppo, la stabilita’ e la pace in Africa”. Si parla gia’ dell’invio di truppe eritree nelle missioni umanitarie e di peacekeeping organizzate e gestite dall’Ua in diverse nazioni del continente. La sede dell’Ua si trova ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, Paese da cui l’Eritrea si separo’, dopo anni di conflitto, agli inizi degli anni Novanta e con il quale non ha mai stabilito relazioni diplomatiche.

Meglio tardi che Mai!

di , 10 Novembre 2010 21:27

Approvata ieri dalla Camera una mozione per la revisione del trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, che mette in discussione un accordo scellerato che non tiene conto del diritto internazionale e comunitario e non rispetta i diritti umani dei migranti richiedenti asilo.

Per quanto la mozione giunga in ritardo rispetto a tutte le denunce di abusi e maltrattamenti fatti fino ad oggi dalla società civile italiana e dalle autorità internazionali e sia evidentemente spinta dall’esigenza di riequilibrare politiche interne, riconosciamo la fondamentale importanza di questo risultato.
Ci auguriamo che l’esito effettivo sia – come previsto – l’introduzione di procedure di controllo delle operazioni di contrasto dell’immigrazione clandestina e l’adozione di ogni iniziativa utile volta ad acquisire notizie certe sulle condizioni e la destinazione dei richiedenti asilo in Libia, anche – come recita la mozione stessa – “attivandosi con il Governo libico per consentire l’invio di una delegazione parlamentare italiana in visita ai centri di detenzione libici”.

Gli autori e la produzione di “Come un uomo sulla terra” continuano, con questo e con altri film,  a denunciare le situazione di ingiustizia e discriminazione e le violenze subite da migliaia di migranti quotidianamente.

Per leggere il testo completo della mozione:

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/odg/cam/allegati/20101109.htm

Etiopia e Eritrea: Meles e Isaias, due amici-nemici sempre più simili

di , 30 Agosto 2010 21:49

L’articolo di Piergiorgio Cattani è tratto dal sito unimondo.org

Un tempo Meles Zenawi (primo ministro dell’Etiopia) e Isaias Afewerki (presidente dell’Eritrea) combattevano insieme. A capo di due movimenti di liberazione nazionale, il fronte di liberazione del Tigray e il Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea, i due, che parlano la stessa lingua e provengono da regioni limitrofe, furono compagni di battaglia nella lunga guerra, in particolare tra il 1981 e il 1991, combattuta contro il comune nemico, il regime filosovietico di Mengistu. Fu una lotta di liberazione nazionale culminata nel 1991 con la conquista da parte dei due eserciti, rispettivamente di Addis Abeba e Asmara, e nel 1993 con la proclamazione di indipendenza dell’Eritrea.
Da allora e ininterrottamente fino ad oggi Meles è il primo ministro dell’Etiopia e Isaias è presidente dell’Eritrea: i due, ciascuno nel proprio Stato e con i propri metodi, stanno aumentando in maniera progressiva il loro potere che non si potrebbe definire se non dispotico e dittatoriale.
Ma la loro amicizia è finita da parecchi anni: la guerra tra i due paesi tra il 1998 e il 2000, la tensione permanente lungo i confini, l’opposto posizionamento strategico della cosiddetta guerra al terrorismo e più in generale tra occidente e Cina (Etiopia filo americana e Eritrea vicina a paesi arabi e Cina), li hanno posti su due fronti avversi. Rimangono invece identici i metodi repressivi, i massacri indiscriminati, l’eliminazione fisica degli avversari politici, il bavaglio alla stampa, il disprezzo per i più elementari diritti umani.
Per le cancellerie occidentali però Zenawi è più democratico del collega dittatore Afewerki. Certamente quest’ultimo ha imposto progressivamente nel suo paese un regime di polizia che trova pochi riscontri in tutta l’Africa e nel mondo intero: nel continente nero l’Eritrea è diventata una specie di Corea del nord. Il governo eritreo ha bandito da anni molte ONG che monitoravano le violazioni dei diritti, ha chiuso le porte a qualsiasi osservatore internazionale, ha cacciato o impedito di operare a numerosi missionari cattolici e non, ha ristretto notevolmente la libertà di movimento degli stranieri nel paese, ha incarcerato o ridotto al silenzio giornalisti di opposizione.
Sono, tuttavia, soprattutto gli eritrei a subire le conseguenze di uno stato sempre più chiuso e militarizzato in cui non si sono mai tenute elezioni. I giovani non possono più uscire dal paese e quelli all’estero non possono più tornarci se non per restarci definitivamente; il servizio militare è a tempo indeterminato: a 18 anni uomini e donne vanno nell’esercito senza sapere se e quando potranno ritornare a casa; infine è limitato pure il commercio con l’estero.

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