Progetti completati

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Nel 2006 Shaleku, insieme alle Diocesi di Prato e Firenze, ha contribuito alla costruzione di una scuola nel villaggio di Hagaz, in Eritrea, offrendo a centinaia di bambini e ragazzi la possibilità di accedere all’istruzione in un contesto dove la scuola rappresenta uno strumento fondamentale di crescita, autonomia e sviluppo.

La struttura ha accolto oltre 700 alunni e, dal 2006 al 2020, Shaleku ha sostenuto il suo funzionamento quotidiano attraverso il contributo alla gestione affidata alla Diocesi di Keren, fino al passaggio della scuola sotto la gestione statale.

L’impegno dell’associazione si è concentrato su aspetti essenziali per garantire la continuità del percorso educativo:

  • sostegno al pagamento degli insegnanti;
  • fornitura di materiale didattico;
  • interventi di manutenzione della struttura scolastica.

Per Shaleku l’educazione rappresenta una delle basi fondamentali per il progresso umano, sociale ed economico di una comunità. Garantire ai giovani la possibilità di studiare significa offrire strumenti per costruire il proprio futuro e contribuire allo sviluppo del proprio Paese.

Risultati del progetto

  • 🏫 Scuola realizzata nel 2006 nel villaggio di Hagaz
  • 👩‍🎓 Oltre 700 studenti coinvolti
  • 💶 Risorse destinate al progetto: oltre € 115.000
  • 📅 Periodo di sostegno: dal 2006 al 2020

Un investimento nell’istruzione è un investimento nelle persone: ogni bambino che può studiare rappresenta una nuova possibilità di crescita per tutta la comunità.

Sostegno alimentare

La situazione dell’Eritrea è disastrosa sia dal punto di vista ambientale che da quello socio-politico. Malnutrizione diffusa, opprimente assenza di libertà, mancanza di generi alimentari di prima necessità, scarsità d’acqua, pessime condizioni igienico-sanitarie…

Le famiglie eritree si trovano a vivere una condizione particolarmente critica: tutti i giovani e la maggior parte degli uomini sono impegnati al fronte o in un servizio di leva a tempo indeterminato, quindi le donne spesso devono provvedere da sole ai bisogni della famiglia.

Assenza di lavoro, raccolti scarsi per le poche piogge degli ultimi anni, assenza di libertà di ogni forma sia di espressione che di mobilità, hanno portato il Paese in ginocchio. Non ci sono risorse, la gente è stanca e stremata sia mentalmente che fisicamente. L’Eritrea è una grande prigione a cielo aperto.

L’agricoltura e la pastorizia giocano un ruolo fondamentale per la sussistenza fisica, economica e socio-culturale dell’80% della popolazione eritrea.

Molte famiglie vivono in villaggi isolati e devono affrontare lunghi tragitti per procurare acqua, trasportare la legna o per raggiungere una clinica in caso di malattia, propria o dei figli.

  • uno

  • 1/giorno
  • è possibile assicurare la partecipazione al programma alimentare ad un bambino di età inferiore ai due anni
  • due

  • 2/giorno
  • è possibile assicurare la partecipazione al programma alimentare ad un bambino di 2-5 anni

“SOSTEGNO FAMILIARE E MICROCREDITO”

E’ un progetto che l’associazione Shaleku ha promosso in collaborazione con la Caritas della diocesi Keren.

Per aiutarci puoi fare un versamento sul nostro conto corrente di

BANCA POPOLARE ETICA – Filiale di Firenze –

EU IBAN: IT45 G050 1802 8000 0000 0120 997

Microcredito per le Donne: Autonomia e Futuro in Eritrea

Il progetto Empowering Women for Action, promosso dall’Eparchia di Keren e sostenuto da Shaleku, nasce con l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle donne in condizioni di vulnerabilità attraverso percorsi concreti di autonomia economica.

L’iniziativa combina formazione, accesso al microcredito e supporto allo sviluppo di attività produttive locali, creando opportunità reali di reddito e autosufficienza.

Le partecipanti vengono accompagnate nell’avvio di piccole attività imprenditoriali, tra cui:

  • allevamento di pollame e capre;
  • corsi di trasformazione e produzione alimentare;
  • accesso a prestiti per lo sviluppo di micro-imprese familiari.

Questo approccio integrato contribuisce non solo al miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, ma anche al rafforzamento della sicurezza alimentare e al progresso sociale delle comunità locali, promuovendo un percorso concreto di emancipazione femminile.

Risultati del progetto

  • 👩‍🌾 Donne coinvolte in percorsi di formazione e microcredito
  • 🐐 Avvio di attività di allevamento e micro-imprese locali
  • 💶 Fondi destinati al progetto: circa € 15.000 (anno 2025)

Un intervento che valorizza le risorse locali e investe nelle persone, generando impatto sostenibile e duraturo nelle comunità rurali eritree.

1 percento

Bob è prossimo alla pensione. Egli ha investito la maggior parte dei suoi risparmi in un’ automobile assai rara e preziosa, una Bugatti, che non ha potuto assicurare. La Bugatti è il suo orgoglio e la sua gioia. A parte il piacere che trae dal guidare e curare la sua macchina, Bob sa che il fatto che il suo valore di mercato continui ad aumentare significa che egli potrà sempre venderla e vivere in modo confortevole dopo aver lasciato il lavoro. Un giorno, nel corso di una gita, Bob parcheggia la Bugatti vicino al binario morto di una ferrovia, e inizia a costeggiare a piedi le rotaie. Durante il cammino, però, si accorge che un treno sfuggito al controllo, senza nessuno a bordo, sta avanzando sulla linea ferroviaria. Guardando più giù lungo le rotaie, egli scorge la figuretta di un bambino che gioca in una galleria e che sarà molto probabilmente investito dal treno. Non è possibile fermare il treno, e il bambino è troppo lontano perché si possa avvertirlo del pericolo, ma Bob può azionare uno scambio che devierà il treno lungo il binario presso il quale è parcheggiata la Bugatti. In quel caso, nessuno verrà ucciso – ma, dato che la barriera alla fine del binario è in rovina, il treno distruggerà la sua macchina. Pensando al piacere che gli dà il possesso della sua Bugatti, e alla sicurezza economica che essa rappresenta, Bob decide di non azionare lo scambio. Il bambino viene ucciso. Ma per molti anni a venire Bob godrà della disponibilità della Bugatti, e della sicurezza finanziaria che essa rappresenta.

Da Peter Singer, One World. L’etica della globalizzazione, Einaudi

Leggendo questo libro ci siamo detti: forse si potrebbe iniziare da qui, autotassandoci dell 1% sui nostri guadagni. Perché proprio dell’1% lo spiega Peter Singer. Ogni anno stabiliamo a chi donare questi soldi, generalmente abbiamo deciso di consegnarli ad una associazione del territorio che lavora con gli immigrati. Unitevi a noi e forse riusciamo davvero “ad eliminare la povertà del mondo”.

Peter Singer nel 2009 ha approfondito la questione nel libro Salvare una vita si può, proponendo una scala di donazioni a seconda del reddito (dall’1% al 5% ) e un sito su cui, calcolare la cifra da donare, trovare associazioni a cui donare, registrare la propria promessa a destinare una parte del proprio reddito per cancellare la povertà.

Un modo per capire quale cifra si potrebbe raccomandare di donare consiste nel supporre che il compito di eliminare la povertà dal mondo venisse equamente suddiviso tra tutti i 900 milioni di abitanti dei paesi ad alto reddito. Quanto dovrebbe dare ciascuno? Come abbiamo visto, la Banca mondiale valuta che raggiungere i traguardi di sviluppo stabiliti al Summit del millennio dell’Onu richiederebbe tra 40 e 60 miliardi di dollari l’anno di aiuti addizionali. Tali traguardi, che mirano a dimezzare la povertà e la fame nel mondo entro il 2015, sono più modesti dell’ obiettivo di eliminare la povertà, e potrebbero lasciare invariata la situazione dei più miseri di tutti, in paesi in cui i costi per raggiungere i poveri sono più elevati di quanto non lo siano in aree dotate di migliori infrastrutture. Ma dato che essi costituiscono almeno un primo passo lungo la via di una più completa vittoria sulla povertà, possiamo domandarci quanto sarebbe richiesto pro capite per raccogliere questa cifra. Vi sono circa 900 milioni di persone nel mondo sviluppato, 600 milioni delle quali sono adulte. Di conseguenza, una donazione per adulto di circa 100 dollari 1’anno per i prossimi quindici anni permetterebbe di raggiungere gli obiettivi del Summit del millennio, perfino sulla base della più alta delle stime della Banca mondiale. Per chi guadagna 27500 dollari 1’anno – lo stipendio medio nel mondo sviluppato – ciò corrisponde a meno dello 0,4 per cento del reddito annuo, o a meno di 1 centesimo ogni 2 dollari guadagnati.
Tali cifre tendono a trascurare molte complicazioni, che tuttavia puntano in direzioni opposte. Non tutti gli abitanti dei paesi ricchi hanno del reddito residuo dopo aver soddisfatto le proprie necessità di base; ma, d’altro canto, vi sono centinaia di milioni di persone ricche che vivono nei paesi poveri, e anch’esse potrebbero e dovrebbero donare. Si potrebbe dunque sostenere che chiunque abbia un surplus di reddito dopo aver soddisfatto le necessità di base della propria famiglia, dovrebbe offrire un minimo rappresentato dallo 0,4 per cento del proprio reddito a organizzazioni che lavorino per aiutare le persone più povere del mondo. Ma fare ciò significherebbe non puntare abbastanza in alto, perché sarebbero necessari quindici anni per dimezzare la povertà e la fame. Nel corso di questi quindici anni, decine di migliaia di bambini continuerebbero a morire ogni giorno per cause connesse alla povertà. Dovremmo dunque avvertire con più forza l’urgenza di eliminare la povertà. Inoltre, non vi è niente che colpisca particolarmente nello 0,4 per cento del reddito. Una cifra simbolica più utile sarebbe l’I per cento, che potrebbe tra l’altro avvicinarsi effettivamente a quanto sarebbe necessario per eliminare, piuttosto che semplicemente dimezzare, la povertà globale.